Pigna (IM), Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo (XIII sec.), int.

Da Wikipedia: "Dietro l'altare maggiore è collocato il polittico del pittore Giovanni Canavesio del 1500 comprendente trentasei scomparti incorniciati da una struttura in legno dorato in stile rinascimentale. Nel dipinto, alto quattro metri e mezzo pertanto considerato il più grande del ponente ligure, sono raffigurati San Michele che trafigge il demonio nell'intento di rubargli un'anima dal piatto della bilancia; a sinistra del santo sono presenti Santo Stefano, San Giovanni Battista, San Pietro e San Lorenzo; nel pannello superiore vi è raffigurata la Santissima Trinità rappresentata da una colomba ed ai suoi lati sono presenti le sante Caterina d'Alessandria, Caterina da Siena, Maria Maddalena e Margherita d'Antiochia; sotto i Dottori della Chiesa San Gregorio Magno, San Girolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino. Nel pannello verticale a sinistra l'Arcangelo Gabriele, San Francesco d'Assisi, San Luigi e Santa Lucia; nel pannello verticale a destra la Madonna, San Domenico, San Nicola di Bari e Santa Apollonia. Nelle due predelle sono raffigurati scene di vita di Gesù e i dodici apostoli."
Da Wikipedia: “Dietro l’altare maggiore è collocato il polittico del pittore Giovanni Canavesio del 1500, a trentasei scomparti incorniciati da una struttura in legno dorato in stile rinascimentale. Nel dipinto, alto quattro metri e mezzo, considerato il più grande del ponente ligure, sono raffigurati: San Michele che trafigge il demonio nell’intento di rubargli un’anima dal piatto della bilancia; a sinistra del santo Santo Stefano, San Giovanni Battista, San Pietro e San Lorenzo; nel pannello superiore la Santissima Trinità, rappresentata da una colomba, con ai lati le sante Caterina d’Alessandria, Caterina da Siena, Maria Maddalena e Margherita d’Antiochia; sotto i Dottori della Chiesa San Gregorio Magno, San Girolamo, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino. Nel pannello verticale a sinistra l’Arcangelo Gabriele, San Francesco d’Assisi, San Luigi e Santa Lucia; nel pannello verticale a destra la Madonna, San Domenico, San Nicola di Bari e Santa Apollonia. Nelle due predelle sono raffigurate scene di vita di Gesù e i dodici apostoli.”

Marcello Cammi, Vino Rossese (3)

“Marcello Cammi (n.d.r.: Sanremo, 1912 – Bordighera, 1995) è figlio di questo secolo. Ne fanno fede l’uso sapiente e spesso ardito della materia: le patine che danno all’argilla riflessi bronzei, l’abile trattamento che le conferisce la fibrosità del legno, i profili logorati, le forme ottuse, i tratti ridotti all’essenziale. Nell’opera pittorica dominano le immagini della Liguria, il mare, i torrenti, le spiaggette ed i ritratti: figure umane dalle linee marcate, donne soprattutto, belle e misteriose, e poi personaggi simbolici, tratti da lontane e vicine mitologie. Riappare qui evidente, come nelle sculture, lo stile personalissimo di Cammi, il suo primitivismo tra il metafisico e il naif.
Prevalgono i colori terrosi, che non mettono però mai tristezza, essendo anzi carattere dominante di Cammi l’ottimismo, la gioia di vivere”

[testo tratto da MARCELLO CAMMI di Mario Giulian]

Fonte: Cultura-Barocca

Bordighera, Madonna della Ruota

da Cultura-Barocca (www.cultura-barocca.com): "L'antica chiesa di Nostra Signora della Rota, nell'area tra Bordighera ed Ospedaletti, dipendeva dal monastero di S. Ampelio ed aveva annesso un ospedale "Prossimo alla marina" come si apprende dalla richiesta di "Patronato" [sostegno materiale e spirituale di un organismo ecclesiastico: nel caso si chiese ed ottenne di assegnare questa proprietà ecclesiastica al patronato dell'abbazia di S.Fruttuoso di Capodimonte (XIII sec.) voluta dai Doria che vi tenevano un sepolcreto di famiglia e realizzata addossando l'edificio nuovo ad uno preesistente ed in degrado del X secolo] fatta da Oberto Doria a Papa Bonifacio VIII, con risposta apostolica d'assenso del 13 XI 1296. Nella richiesta del 1296 dei Doria di Patronato della chiesa di N.S. della Rota si fa cenno al degrado di questa porzione dei beni di S.Ampelio, forse per dimostrare qual poca cura ne avessero ormai i Canonici del Capitolo intemelio, successi ai Benedettini (ma non bisogna dimenticare che, un ASPRO PERCORSO di fatto realizzato seppur poi ben poco usato per la sua durezza, avrebbe consentito ai Doria - ed ai pellegrini di Terrasanta - di accedere dal Castello di Dolceacqua alla Chiesa di N.S. della Rota [ed in particolare al suo sicuro, prezioso approdo marittimo, utilissimo anche per commerciare] senza dover passare per Nervia di Ventimiglia e quindi pagare pedaggio a questa comunità specialmente per l'esportazione marinara dei prodotti tipici del loro territorio quali soprattutto VINO ed OLIO : B. DURANTE-R. CAPACCIO, Marciando per le Alpi... cit., p. 275 e la carta topografica al riguardo in Guida di Dolceacqua..., cit., di B. Durante-A. Eremita). L'ospedale della "Ripa Nerviae ad Rotam" (De Rota o ad Rotam continua forse per estensione il latino Rota nel senso di "giro di costa" come ha sostenuto G. Alessio nel Panorama di Toponomastica italiana (Napoli, 1959, pp. 12-14) sotto il Patronato dei Doria e quindi sotto il Capitanato di Ventimiglia, continuò ad espletare i suoi compiti fino ad occupare una discreta area territoriale, ove gradualmente sorse un microinsediamento. Per esempio il notaio Ugo Botaro avea fatto un lascito testamentario (come risulta da un documento del de Amandolesio) già il 29-XII-1258, di 10 lire di genovini o lire genovesi per l'ospedale o chiesa di Santa Maria de Rota...al fine di acquistare materassi per il riposo dei poveri, dei malati e degli stanchi viandanti": da ciò si ricava che, per la coscienza comune del XIII secolo, quel sito svolgeva un ruolo di una certa importanza assistenziale."
da Cultura-Barocca (www.cultura-barocca.com): “L’antica chiesa di Nostra Signora della Rota, nell’area tra Bordighera ed Ospedaletti, dipendeva dal monastero di S. Ampelio ed aveva annesso un ospedale “Prossimo alla marina” come si apprende dalla richiesta di “Patronato” [sostegno materiale e spirituale di un organismo ecclesiastico: nel caso si chiese ed ottenne di assegnare questa proprietà ecclesiastica al patronato dell’abbazia di S.Fruttuoso di Capodimonte (XIII sec.) voluta dai Doria che vi tenevano un sepolcreto di famiglia e realizzata addossando l’edificio nuovo ad uno preesistente ed in degrado del X secolo] fatta da Oberto Doria a Papa Bonifacio VIII, con risposta apostolica d’assenso del 13 XI 1296.
Nella richiesta del 1296 dei Doria di Patronato della chiesa di N.S. della Rota si fa cenno al degrado di questa porzione dei beni di S.Ampelio, forse per dimostrare qual poca cura ne avessero ormai i Canonici del Capitolo intemelio, successi ai Benedettini (ma non bisogna dimenticare che, un ASPRO PERCORSO di fatto realizzato seppur poi ben poco usato per la sua durezza, avrebbe consentito ai Doria – ed ai pellegrini di Terrasanta – di accedere dal Castello di Dolceacqua alla Chiesa di N.S. della Rota [ed in particolare al suo sicuro, prezioso approdo marittimo, utilissimo anche per commerciare] senza dover passare per Nervia di Ventimiglia e quindi pagare pedaggio a questa comunità specialmente per l’esportazione marinara dei prodotti tipici del loro territorio quali soprattutto VINO ed OLIO : B. DURANTE-R. CAPACCIO, Marciando per le Alpi… cit., p. 275 e la carta topografica al riguardo in Guida di Dolceacqua…, cit., di B. Durante-A. Eremita).
L’ospedale della “Ripa Nerviae ad Rotam” (De Rota o ad Rotam continua forse per estensione il latino Rota nel senso di “giro di costa” come ha sostenuto G. Alessio nel Panorama di Toponomastica italiana (Napoli, 1959, pp. 12-14) sotto il Patronato dei Doria e quindi sotto il Capitanato di Ventimiglia, continuò ad espletare i suoi compiti fino ad occupare una discreta area territoriale, ove gradualmente sorse un microinsediamento. Per esempio il notaio Ugo Botaro avea fatto un lascito testamentario (come risulta da un documento del de Amandolesio) già il 29-XII-1258, di 10 lire di genovini o lire genovesi per l’ospedale o chiesa di Santa Maria de Rota…al fine di acquistare materassi per il riposo dei poveri, dei malati e degli stanchi viandanti”: da ciò si ricava che, per la coscienza comune del XIII secolo, quel sito svolgeva un ruolo di una certa importanza assistenziale.”