Bordighera (IM), Oratorio di S. Bartolomeo degli Armeni

oratorio.armeni1hpNella Bordighera fondata sul Capo nel 1470 questo edificio sacro rappresentò la prima Chiesa Parrocchiale, sino a che, poco più di un secolo dopo, venne eretta quasi di fronte l’attuale Santa Maria Maddalena. Nell’Oratorio in parola il 21 aprile 1686 venne sancita, con l’approvazione della Repubblica di Genova, la separazione di Bordighera – e di Sasso e Borghetto S. Nicolò (oggi sue frazioni), di Camporosso, Vallecrosia, Soldano, S. Biagio della Cima e di Vallebona – dal Capitanato di Ventimiglia, per dare vita alla Magnifica Comunità degli Otto Luoghi.

Ventimiglia (IM), Oratorio dei Neri

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L’Oratorio dei Neri di Ventimiglia (IM), recentemente restaurato (si veda in proposito la fotografia dell’interno), sorge nel centro storico della Città Alta (o Vecchia). Si tratta di un edificio molto caro alla popolazione locale.

Qualche nota storica, ora.

La Compagnia della Misericordia di Ventimiglia (IM), trasformata poi in Confraternita, venne fondata nel 1610 e officiava in Cattedrale. Dal 1643, col deliberato della Magnifica Comunità, viene concessa la chiesuola intitolata a S. Salvatore assai antica e citata in una carta del 1565. Nel 1650 il nobile Antonio Porro cedeva la sua casa per la costruzione dell’attuale Oratorio dei Neri o, più propriamente, di S. Secondo (Patrono della Città, invero).

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Nel libro della Magnifica Comunità, Atti del Comune (di Ventimiglia, in provincia di Imperia) si legge: “Sabato 26 Dicembre 1643 festa di S. Stefano in Lobia Comuni [Loggia del Comune]/ In presenza del Magnifico Stefano Moroni Capitano, presenti tre sindici della Comunità, undici membri del Consiglio e 23 membri del Parlamento si esamina la richiesta dei GOVERNATORI DELLA CONFRATERNITA DI S. SECONDO MORTE E ORAZIONE E SUFFRAGIO DEI DEFUNTI, i quali chiedono che per poter fabbricare il loro ORATORIO in vicinanza della Cattedrale stessa, sia loro consentito di servirsi di una parte del Cimitero Comunale in quanto “tutto il sito che occuperanno lo ridurranno a sepoltura e commodo e beneficio universale di tutti in qual modo di presente serve, con minor dispendio de poveri, più honorevolezze, maggior decoro e ornamento della città et a total culto di Sua Divina Maestà da la quale riceveranno remuneratione di tranquillità e prosperità alli maneggi comuni“. oratorio.neri2int

 

Marcello Cammi, Vino Rossese (3)

“Marcello Cammi (n.d.r.: Sanremo, 1912 – Bordighera, 1995) è figlio di questo secolo. Ne fanno fede l’uso sapiente e spesso ardito della materia: le patine che danno all’argilla riflessi bronzei, l’abile trattamento che le conferisce la fibrosità del legno, i profili logorati, le forme ottuse, i tratti ridotti all’essenziale. Nell’opera pittorica dominano le immagini della Liguria, il mare, i torrenti, le spiaggette ed i ritratti: figure umane dalle linee marcate, donne soprattutto, belle e misteriose, e poi personaggi simbolici, tratti da lontane e vicine mitologie. Riappare qui evidente, come nelle sculture, lo stile personalissimo di Cammi, il suo primitivismo tra il metafisico e il naif.
Prevalgono i colori terrosi, che non mettono però mai tristezza, essendo anzi carattere dominante di Cammi l’ottimismo, la gioia di vivere”

[testo tratto da MARCELLO CAMMI di Mario Giulian]

Fonte: Cultura-Barocca

Seborga (IM): cenni di storia

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Seborga: uno scorcio

Seborga, in provincia di Imperia, nell’entroterra (a pochi chilometri) da Bordighera,  vanta una storia antica e misteriosa. Nel nome del paese G. Petracco Sicardi nota 2 possibili interpretazioni e scrive:” Nelle forme storiche del toponimo si alternano due tradizioni, l’una dotta che cita l’insediamento col nome di Sepulcrum, l’ altra più vicina alla pronunzia (Sebolcaro nel 1079, Suburcaro nel 1250, Seburco nel 1394); con la seconda concorda la dizione locale Seburga, maschile. Poiché da Seburga si può risalire a un *sepulc(a)rum, alterazione di sepulcrum, le due tradizioni non sono alternative per l’etimologia, ma resta ignoto a quale epoca risalga la denominazione e di quale sepolcro si tratta” (Dizionario di Toponomastica, UTET, Torino, 1990 sotto voce “Seborga”: sempre che, sull’origine del nome, non abbia avuto qualche interferenza il “sepolcreto” fuori borgo [segnato con simbolo cruciforme], ora irreperibile dopo i ripascimenti del terreno, disegnato dal cartografo genovese M. Vinzoni poco oltre metà ‘700 in due grandi mappe, con didascalie, dal titolo “Ricognizione sui territori di Seborga e di Vallebona e Tipo de i Territori, conservati in “Archivio di Stato di Genova – Magistrato delle Comunità -Giunta dei Confini – Pratiche depositate dal Col.Matteo Vinzoni, filza 106 A, poi editi da B.DURANTE – F.POGGI, Diplomazia e cartografia – Materiale inedito dell’archivio “vinzoniano” sulle vertenze confinarie e giurisdizionali tra il “Principato di Seborga, Vallebona e Sanremo in “Rivista Ingauna Intemelia”, N.S., XXXXIX, 1984, n.3-4, pp.52-66 con 3 particolari delle carte vinzoniane ed 8 schizzi topografici: nel saggio è inoltre raccolta la bibliografia basilare sul “Principato di Seborga”).
Sulle bellezze paesaggistiche del paese, sulla conservazione delle tradizioni e sulla storica volontà di essere riconosciuto tuttora come “Principato autonomo dallo Stato Italiano”, con suo reggente dal titolo di “Principe” (di provenienza però monastica) si discute da tempo, e tante versioni son state fornite sull’argomento che pare qui superfluo riprenderle. Basti dire che si tratta di un luogo affascinante e per molti aspetti dalla storia controversa di cui qui di seguito si dà un sunto.
Dati certi o quasi sulla storia di Seborga (prescindendo dalla non trascurabile possibilità che il luogo sia stato sede di qualche ceppo ligure intemelio e quindi di poderi rurali d’epoca romana) si riallaccia alla sua origine medievale come feudo monastico (PRINCIPATO ECCLESIASTICO DI SEBORGA) per una possibile donazione del conte Guido di Ventimiglia (nel 954), prima di partecipare ad una crociata contro i Saraceni, all’abbazia lerinese di S. Onorato. In base al testamento del nobile intemelio i Padri di Lerino sarebbero infatti entrati in possesso principalmente della chiesa comitale di S. MICHELE DI VENTIMIGLIA con il suo piccolo, e lontano, insediamento agricolo di SEBORGA nell’entroterra di Bordighera. Indagini ulteriori, di vari studiosi, su tali documenti hanno permesso di confermare che questa donazione del 954, per quanto sia giunta a noi in copie e documenti scorretti formalmente, aveva un punto di partenza in un documento autentico, steso da Guido Conte intemelio al momento di salpare dal porto di Varigotti “Contro i perfidi Saraceni”, onde partecipare alla spedizione guidata da Guglielmo di Arles che avrebbe scacciato per sempre i pirati Saraceni dalla base del Frassineto entro il 972.
In seguito gli abitanti di Seborga, definendosi “uomini di detto monastero [di S. Michele: anche questa chiesa come quella di S. Maria di Dolceacqua, donativo feudale ai Benedettini]” si proclamarono sudditi del “Priore del monastero stesso” e si riconobbero debitori delle decime: ancora nel 1469 gli abitanti del paese riconfermarono questi loro impegni a “Frate Nicolao di Ventimiglia d’Aurigo, priore di S. Michele di Ventimiglia”.
Bisogna tuttavia tener sempre presente che, data la peculiare conformazione giurisdizionale di questo territorio, i conti di Ventimiglia, e poi il Comune della stessa città, avanzarono spesso dei diritti atavici verso il territorio di Seborga, rivendicando alcuni aspetti legali della donazione: sino a quando almeno – per quanto è stato definito in un campo di ricerche che non hanno ancora avuta una definitiva ed unanime chiarificazione – il vescovo intemelio Stefano definì i limiti territoriali del principato ecclesiastico a fronte del vasto territorio di Ventimiglia.

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Seborga, Il Palazzo della Zecca

La povertà e ristrettezza del territorio impedì comunque una costante fioritura del possedimento benedettino sì che i monaci, cercando nuove forme di sovvenzione, lecitamente appellandosi ai dettami del loro possesso sovrano non ritennero conveniente esercitare il diritto di “coniare monete”, istituendo una ZECCA ricavata a fianco della Prioria, cioè nel palazzo nobile già ritenuto sede dei Cavalieri Templari.

da Cultura-Barocca