Bordighera, Madonna della Ruota

da Cultura-Barocca (www.cultura-barocca.com): "L'antica chiesa di Nostra Signora della Rota, nell'area tra Bordighera ed Ospedaletti, dipendeva dal monastero di S. Ampelio ed aveva annesso un ospedale "Prossimo alla marina" come si apprende dalla richiesta di "Patronato" [sostegno materiale e spirituale di un organismo ecclesiastico: nel caso si chiese ed ottenne di assegnare questa proprietà ecclesiastica al patronato dell'abbazia di S.Fruttuoso di Capodimonte (XIII sec.) voluta dai Doria che vi tenevano un sepolcreto di famiglia e realizzata addossando l'edificio nuovo ad uno preesistente ed in degrado del X secolo] fatta da Oberto Doria a Papa Bonifacio VIII, con risposta apostolica d'assenso del 13 XI 1296. Nella richiesta del 1296 dei Doria di Patronato della chiesa di N.S. della Rota si fa cenno al degrado di questa porzione dei beni di S.Ampelio, forse per dimostrare qual poca cura ne avessero ormai i Canonici del Capitolo intemelio, successi ai Benedettini (ma non bisogna dimenticare che, un ASPRO PERCORSO di fatto realizzato seppur poi ben poco usato per la sua durezza, avrebbe consentito ai Doria - ed ai pellegrini di Terrasanta - di accedere dal Castello di Dolceacqua alla Chiesa di N.S. della Rota [ed in particolare al suo sicuro, prezioso approdo marittimo, utilissimo anche per commerciare] senza dover passare per Nervia di Ventimiglia e quindi pagare pedaggio a questa comunità specialmente per l'esportazione marinara dei prodotti tipici del loro territorio quali soprattutto VINO ed OLIO : B. DURANTE-R. CAPACCIO, Marciando per le Alpi... cit., p. 275 e la carta topografica al riguardo in Guida di Dolceacqua..., cit., di B. Durante-A. Eremita). L'ospedale della "Ripa Nerviae ad Rotam" (De Rota o ad Rotam continua forse per estensione il latino Rota nel senso di "giro di costa" come ha sostenuto G. Alessio nel Panorama di Toponomastica italiana (Napoli, 1959, pp. 12-14) sotto il Patronato dei Doria e quindi sotto il Capitanato di Ventimiglia, continuò ad espletare i suoi compiti fino ad occupare una discreta area territoriale, ove gradualmente sorse un microinsediamento. Per esempio il notaio Ugo Botaro avea fatto un lascito testamentario (come risulta da un documento del de Amandolesio) già il 29-XII-1258, di 10 lire di genovini o lire genovesi per l'ospedale o chiesa di Santa Maria de Rota...al fine di acquistare materassi per il riposo dei poveri, dei malati e degli stanchi viandanti": da ciò si ricava che, per la coscienza comune del XIII secolo, quel sito svolgeva un ruolo di una certa importanza assistenziale."
da Cultura-Barocca (www.cultura-barocca.com): “L’antica chiesa di Nostra Signora della Rota, nell’area tra Bordighera ed Ospedaletti, dipendeva dal monastero di S. Ampelio ed aveva annesso un ospedale “Prossimo alla marina” come si apprende dalla richiesta di “Patronato” [sostegno materiale e spirituale di un organismo ecclesiastico: nel caso si chiese ed ottenne di assegnare questa proprietà ecclesiastica al patronato dell’abbazia di S.Fruttuoso di Capodimonte (XIII sec.) voluta dai Doria che vi tenevano un sepolcreto di famiglia e realizzata addossando l’edificio nuovo ad uno preesistente ed in degrado del X secolo] fatta da Oberto Doria a Papa Bonifacio VIII, con risposta apostolica d’assenso del 13 XI 1296.
Nella richiesta del 1296 dei Doria di Patronato della chiesa di N.S. della Rota si fa cenno al degrado di questa porzione dei beni di S.Ampelio, forse per dimostrare qual poca cura ne avessero ormai i Canonici del Capitolo intemelio, successi ai Benedettini (ma non bisogna dimenticare che, un ASPRO PERCORSO di fatto realizzato seppur poi ben poco usato per la sua durezza, avrebbe consentito ai Doria – ed ai pellegrini di Terrasanta – di accedere dal Castello di Dolceacqua alla Chiesa di N.S. della Rota [ed in particolare al suo sicuro, prezioso approdo marittimo, utilissimo anche per commerciare] senza dover passare per Nervia di Ventimiglia e quindi pagare pedaggio a questa comunità specialmente per l’esportazione marinara dei prodotti tipici del loro territorio quali soprattutto VINO ed OLIO : B. DURANTE-R. CAPACCIO, Marciando per le Alpi… cit., p. 275 e la carta topografica al riguardo in Guida di Dolceacqua…, cit., di B. Durante-A. Eremita).
L’ospedale della “Ripa Nerviae ad Rotam” (De Rota o ad Rotam continua forse per estensione il latino Rota nel senso di “giro di costa” come ha sostenuto G. Alessio nel Panorama di Toponomastica italiana (Napoli, 1959, pp. 12-14) sotto il Patronato dei Doria e quindi sotto il Capitanato di Ventimiglia, continuò ad espletare i suoi compiti fino ad occupare una discreta area territoriale, ove gradualmente sorse un microinsediamento. Per esempio il notaio Ugo Botaro avea fatto un lascito testamentario (come risulta da un documento del de Amandolesio) già il 29-XII-1258, di 10 lire di genovini o lire genovesi per l’ospedale o chiesa di Santa Maria de Rota…al fine di acquistare materassi per il riposo dei poveri, dei malati e degli stanchi viandanti”: da ciò si ricava che, per la coscienza comune del XIII secolo, quel sito svolgeva un ruolo di una certa importanza assistenziale.”